Da: Lankenauta del 28/06/2021

Recensione

di Ettore Fobo

 

Nel febbraio del 2021 esce per Transeuropa “L’esploratore” di Andrea Lorenzoni. È un libro di poesie scarne ed essenziali, in cui l’autore, esprimendosi nella forma classica dell’endecasillabo, propone una versificazione in cui il “dubbio del pensiero” si manifesta come una forza capace di frantumare l’alfabeto e restituirci una scrittura che sobriamente percorre “la strada verso lo stupore”.

Critiche a una società che nasconde la propria vacuità con un “edonismo cinico e mortifero” si alternano a visioni di panorami emiliani (l’autore è nato a Bologna nel 1985), riflessioni sull’onnipotenza mediatica e televisiva e della sua “violenza verbale” emergono in un discorso poetico originale. La scrittura è lucida ma tuttavia un po’ asettica, controllata ma come anestetizzata dal lavorio tecnico comunque interessante.

C’è l’elaborazione di uno stile, le parole sono pensate e pesate da un artefice che compone una tavolozza emozionale che vibra di forza icastica.

L’esploratore è forse il doppio del poeta, smarrito in “un mondo sanguinario” dove la sessualità è solo un gioco di potere, e “l’immaginario indecoroso”.

Il protagonista di questi versi, l’esploratore, si muove all’interno di un’ideologia che produce odio (quella dei social?) capace di diventare “sommo oracolo di vita” e produrre cecità e illusioni collettive.

La parola poetica, sfuggente e ambigua, lavora come sempre sotto traccia per decostruire i linguaggi della contemporaneità che veicolano personaggi “aridi senza lumi di pensiero”.

E soprattutto il non detto che apre le possibilità del pensiero poetante, come se il pensiero stesso fosse nella sua eco che in lontananza si perde.

Il poeta si esprime costantemente con la terza persona singolare come per porre fra sé e il dettato una distanza.

Non c’è mai l’io, dunque, forse per evitare il soggettivismo e il solipsismo che appesantiscono molta poesia, o presunta tale, contemporanea. Per raccontare “la verità della pelle svelata” Andrea Lorenzoni indugia nel sussurro, diserta il grido, propone versi che hanno il pregio di essere sufficientemente enigmatici e il limite di parere a volte un po’ troppo cerebrali.

La purezza, l’autenticità, come acqua cristallina e sotterranea, sembrano sepolte dalle sovrastrutture linguistiche di una società ormai sclerotizzata, che arresta il movimento della “sfera logica” del pensiero, serrato fra “ideologia “e “fanatismo” e divorato dalle umane “contraddizioni”. “Lo stupirsi dei gesti quotidiani”,” le mosse del fato” compongono un mosaico che dall’invisibile emerge verso” il sole del mattino”. Se “il piacere dei soldi vive in tutti” ciascuno desidera segretamente o meno il potere sugli altri, il desiderio emerge dal pantano di un” super io cattolico” , il poeta crea dunque uno “spazio liturgico” per l’epifania della sua musica.