Da: Il Corriere della Sera del 16/09/2012

Nella Narrativa non c'è una risposta all'eutanasia
di Demetrio Paolin

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Da: Il Messaggero del 10/07/10

La borsa degli scrittori
Dalle stelle alle stalle, fra rapsodi e reporter chi sale e chi scende nel mondo letterario di Luca Ricci

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Da: Gazzettino Rovigo del 17/04/10

Apre i battenti il Tir dei libri

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Da: Calabria Ora del 25/03/10

Scrivere nel reale virtuale
di Antonella Falco

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Da: il Quotidiano della Calabria del 24/03/10

Mozzi e le storie credibili
Domani lo scrittore padovano presenta il suo libro a Cosenza

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Da: Corriere di Romagna del 23/02/2010

L'Eluana di Mozzi

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Da: QN –La Nazione, Il resto del Carlino, Il Giorno del 23/02/10

Giulio Mozzi presenta il suo libro su Eluana Englaro

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Da: Calabria Ora del 19/02/10

Eluana e Silvio ci obbligano a riflettere

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Da: La voce di Romagna Ravenna del 16/02/2010

Un Caffé con Mozzi

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Da: Libertà di Piacenza del 25/01/2010

Giulio Mozzi: "Il caso di Eluana un anno dopo"

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Da: Pulp Libri del 05/01/2010

Recensione
di Teo Lorini

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Da: Extra - settimanale del 01/01/10

I libri consigliati da Arnaldo Colasanti 

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Da: La Cronaca del 31/12/09

Recensione
di Giovanni Catelli

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Da: L'Arena di Verona, il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi del 09/12/09

Ritorna Eluana per inquietarci
Lettura turabata e turbante del caso di Ferdinando Camon
Torna d’attualità Eluana: un libro aspro e straziante la rievoca. Tutti abbiamo vissuto la sua morte con tutte le gamme della passione umana verso una figlia che da tanti anni non sapevamo più se fosse forma di vita o forma di morte si sono scontrate sul povero corpo di questa ragazza. Adesso un grande scrittore veneto fissa in un libretto memorabile il succo della storia, e lo fa a futura memoria. La sua tesi è che la sorte di Eluana fa di lei una «santa»: una donna che ha patito al di là dell’esprimibile, per un tempo interminabile, fino all’estinzione totale. «Eluana santa» è l’appello, forse (ma non ne sono tanto convinto) lanciato per provocazione, da Giulio Mozzi, uno dei migliori scrittori della nuova generazione, in un libretto che si legge d’un fiato, e poi non si smette più di ragionarci sopra: Corpo morto e corpo vivo. Eluana Englaro e Silvio Berlusconi (Transeuropa, 100 pagine, 10 euro). Presentando il libro, ho obiettato a Mozzi: «Ma santa perché? Ha sofferto molto, ma non sappiamo se accettava e voleva questa sofferenza, non sappiamo se la offriva per una sua redenzione». Perché noi siamo abituati al concetto di santo come testimone (in greco, martire) della fede, sofferente e non ribelle alla sofferenza. Santo è chi patisce un dolore forte ma lo regge perché ha una fede più forte. Mozzi mi ha citato però le beatitudini: «Beati i poveri…,beati coloro che piangono…» (Le beatitudini sono date con testo diverso da vangelo a vangelo, il vangelo che Mozzi segue è quello di Luca). Forse che i poveri desiderano essere poveri? No, ma lo accettano. E saranno compensati per la loro condizione. Certo è comprensibile lo sdegno di questo scrittore verso l’etica in nome della quale il padre di Eluana veniva chiamato assassino, perché voleva fermare le macchine che mantenevano eternamente la figlia in quella vita- non-vita. Eluana è stata dunque una martire della tecnica. La tecnica è ormai uno dei nomi di Satana, dice Mozzi. Un idolo. Rifiutando obbedienza a questo idolo, il padre di Eluana ha fatto una scelta pia, non empia. Chi ha fatto la scelta opposta è stato, dice Mozzi, il capo del governo: il quale si è schierato per la «morte interminabile», sentita come una vita ancora sacra, da rispettare. Di fronte alla sotto- vita di Eluana, Mozzi colloca la super-vita di Berlusconi. E qui la sua fantasia fa un salto. La santità che non viene riconosciuta a Eluana, finirà per essere riconosciuta a Berlusconi, e non sarà un ostacolo che la sua biografia sia costellata di scandali: lui è un politico, e la sua politica sta in questo: rispetta il magistero della Chiesa quando lo condivide, mentre quando si sente contraddetto dichiara di non essere al corrente della contraddizione. Se non può sempre mostrarsi interno alla Chiesa, si appresta a fare un’operazione sottile, mostrarsi in sintonia con la volontà del santo più pregato e invocato in questo momento, padre Pio, e infatti annuncia che andrà alla tomba del padre, ora beato e santo. Mozzi lancia una profezia: dopo il leader dirà che il santo gli è apparso e gli ha parlato, e così risulterà contiguo alla santità e da essa garantito. Mozzi fa così una lettura turbata e turbante del caso Eluana: sul corpo di Eluana si è combattuta una battaglia apparentemente etica, in realtà politica. In palio era il potere. Di stabilire il vertice etico dell’esistenza in terra, e autoassegnarselo.

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Da: Confronti del 05/12/09

Vita e morte del corpo
di Teo Lorini

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Da: Il Quotidiano della Puglia del 01/12/09

Giulio Mozzi in libreria si fa in tre
di Rossano Astremo

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Da: La Repubblica del 28/11/09

La finta battaglia per salvare Eluana

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Da: Il Manifesto del 10/11/09

Estremi confini. Manovre di potere nei territori del limbo
di Marco Mancassola
Che cosa non ho fatto, che cosa potrei fare ancora, mi domandavo, e che cosa faranno gli altri, quelli che vogliono fermarmi?” Nel recente libro “La vita senza limiti” Beppino Englaro ripercorre i giorni laceranti dell’inverno scorso. In quei giorni sua figlia stava per essere lasciata libera di compiere, dopo diciassette anni di sospensione artificiale, “il suo percorso tragico ma umano verso la morte”. La vicenda stava segnando l’ennesima spaccatura etica del nostro paese, come dimostravano le decine di integralisti accampati fuori dalla clinica udinese La Quiete, che mescolandosi alla folla di telecamere innalzavano cartelli, lanciavano insulti contro quello che ritenevano un padre-assassino, cantavano slogan che nelle loro intenzioni erano forse inni alla vita, ma che nei fatti risultavano crudelmente beffardi (“Eluana svegliati”). Nel frattempo, dentro la clinica giaceva muto il corpo di Eluana Englaro. Giaceva senza traccia di coscienza riconoscibile, immobile, la bocca semiaperta, con quella gonfiezza e quella sconcertante assenza di tensione conosciuta, purtroppo, da chiunque abbia avuto un congiunto o un amico in simili condizioni. Da diciassette anni quel corpo era in stato vegetativo. Un sondino gastrico infilato nel naso. Erano serviti tutti quegli anni e un tormentato percorso giuridico prima di ottenere dalla magistratura il consenso a sospendere nutrizione e idratazione forzate, seguendo il desiderio della famiglia e quello che sembrava essere stato il desiderio della ragazza. La conclusione della storia è nota. Eluana se ne andò il 9 febbraio. Ma l’opposizione più feroce all’epilogo “tragico ma umano” di questa storia non era stata infine quella dei magistrati o dei manifestanti accampati là fuori, quanto della gerarchia cattolica e dello spregiudicato governo italiano. Furono loro a trasformare il caso Englaro in un trauma civile. Nel suo libro Beppino Englaro racconta di quando, stremato dalle manovre politiche e dalla violenza della polemica, mandò un invito a Silvio Berlusconi. Gli chiese di venire a visitare sua figlia. Se fosse venuto, quell’uomo che all’improvviso si era fatto paladino della “vita a tutti i costi” si sarebbe forse reso conto delle vere condizioni di Eluana. Fedele alla sua abitudine di sfuggire i confronti più scottanti, il nostro Presidente del Consiglio si guardò bene dall’accettare. Due corpi a confronto Sarebbe stato un incontro, quello mancato tra Silvio Berlusconi e il corpo di Eluana Englaro, in qualche modo storico. Pur nell’impossibilità di comunicazione verbale, sarebbe bastato il semplice accostarsi di queste due figure umane, dei loro due corpi così diversi, per creare un dialogo di contrasti e significati simbolici. Da una parte il corpo immobile della giovane donna e dall’altra quello agilissimo dell’anziano uomo. Il corpo ridotto in passività e quello ambiziosamente deciso a continuare a muovere il mondo. L’immortale per costrizione e l’immortale per aspirazione: non era stato proprio Silvio Berlusconi, una volta, a venire definito dal suo medico Scapagnini “tecnicamente immortale”? Le differenze non sarebbero finite qui. Da diciassette anni le funzioni vitali di Eluana erano mantenute per una volontà non sua. Ecco dunque da un lato il corpo che subiva il potere altrui, dall’altro il corpo che il potere, invece, continuava a incarnarlo. Da un lato il corpo di cui il padre aveva sempre proibito, per pudore, la diffusione di immagini, dall’altro il corpo mille volte messo in posa, al centro di una sapiente cultura dell’immagine. Il corpo che stava per uscire di scena e quello che al contrario occupava ogni scena, e che di lì a poco avrebbe avuto nuovi riflettori addosso, persino più di quelli voluti, per una serie di discusse vicende intime. Proprio sul destino di questi due corpi esemplari si basa un altro libro di fresca uscita, firmato dallo scrittore Giulio Mozzi. Si tratta di “Corpo morto e corpo vivo. Eluana Englaro e Silvio Berlusconi”: una breve riflessione dalla scrittura minuziosa, talvolta paradossale. Dalla testimonianza di un padre passiamo a quella di un osservatore esterno, professionista della parola, una parola usata qui con intenti di partecipazione civile, umana e umanista. La prospettiva è quella di un credente. Ma tutt’altro che integralista. Mozzi, scrittore cattolico, ha dato prova in libri precedenti di conoscere le questioni della teologia e di saperle accostare a riflessioni di una certa radicalità. Il tocco gelido della tecnica “Corpo morto e corpo vivo” rilegge la vicenda di Eluana Englaro a partire dal rapporto contemporaneo con la tecnica. La proposta iniziale del libro è rivolta alla gerarchia cattolica: anziché essere percepita come oggetto di disputa, sarebbe molto più sensato che Eluana fosse riconosciuta come martire. Perché ha testimoniato una condizione che incombe su tutti noi. “Eluana Englaro ha martirizzato, ha cioè testimoniato, senza un lamento, senza una protesta, ciò che la tecnica può fare a un essere umano.” Ora, sappiamo poco della condizione in cui Eluana Englaro è rimasta sospesa, suo malgrado, per diciassette anni. “Non esiste un sondino che rilevi la presenza dell’anima.” In compenso sappiamo che tale condizione è stata mantenuta grazie a una potenzialità tecnica in grado, oggi, di mantenere ognuno di noi, qualora vittima di certe circostanze, nella stessa condizione. Il progresso della scienza-tecnica medica permette di sospendere il distacco tra noi e il mondo che ci ha ospitato anche qualora questo distacco appaia ormai irreversibile, già compiuto nei fatti. Se a qualcuno questa può apparire una buona notizia, per altri non può che essere inquietante. Si apre infatti una serie di urgenti domande. Ad esempio, la tecnica ha il diritto di tenermi in vita anche quando il mio restare in vita si trova ormai oltre ogni limite di natura e di senso? Mentre dichiara di salvarmi, essa non finisce per tenermi in ostaggio? Proprio questo sembra essere accaduto a Eluana Englaro, che ha sperimentato diciassette anni di limbo forzato contro la propria volontà o quanto meno contro la volontà di chi aveva il diritto di decidere per lei. E proprio questo può accadere a ognuno di noi. Allo stato attuale delle cose siamo tutti candidati allo stesso tipo di limbo. Sia perché nel nostro paese si sta per approvare una legge sul fine vita poco rispettosa della libertà individuale, sia perché la tecnica, com’è noto, è un processo che tende a funzionare in modo sempre più pervasivo. Il fatto che una cosa sia possibile non significa che abbia un senso. Conosciamo questo classico problema. La tecnica non ha tra le sue prerogative quella di interrogarsi sul senso di ciò che fa, solo quella di esercitare ovunque può il suo potere di fare. Applicare tale prerogativa alle questioni del corpo umano dischiude orizzonti di agghiacciante nichilismo, come quello di perpetuare all’infinito la sopravvivenza umana non perché ci sia in questo un riconoscibile senso, ma solo perché si ha il potere di farlo. Non si tratta di sostenere che i medici che volevano la sopravvivenza a oltranza di Eluana Englaro fossero animati da simili idee: si tratta semplicemente di dire che il caso Englaro fa emergere in controluce questioni di tale tipo. Una sindrome dell’arto fantasma Ci si può chiedere allora perché una chiesa di tradizione cristiana non avverta qui il pericolo nichilista nascosto nella scienza-tecnica. Perché non si accorga che la scienza-tecnica, in un caso come questo, lungi dal conferire senso a una vita, sta invece rischiando di tiranneggiarla inutilmente. Ma queste rischiano di essere domande vuote. Piuttosto, sarà utile interrogarsi sulle alleanze politiche che quella chiesa è disposta a stringere, e qui torniamo al libro di Mozzi. Il quale, dopo aver argomentato la sua proposta di riconoscere come martire Eluana Englaro, passa ad analizzare l’alleanza stretta, sul corpo di questa donna, tra la chiesa terrena e le forze capeggiate da Silvio Berlusconi: alleanza valida, come sappiamo, a ogni affacciarsi di temi “eticamente sensibili”. Il giudizio di Mozzi è netto. Come da lunga tradizione, la chiesa e la destra si sono strumentalizzate a vicenda. Ma l’abilità di strumentalizzazione di questa particolare destra supera ogni precedente storico. La chiesa si immette in “un gioco che le organizzazioni politiche oggi al potere sanno fare molto meglio di lei, e possono giocare con molta più destrezza in quanto non hanno alcuna remora a barare”. E il continuo oscillare di un Berlusconi vicino alle posizioni cattoliche solo quando gli è comodo, la sua capacità insuperata di essere “utilizzatore” delle posizioni altrui, trovano un contrappunto sinistro, in seguito, quando le cronache arrivano a svelare la sua identità ultima: quella di “utilizzatore finale”, “utilizzatore di persone umane come fossero cose”. Mozzi scrive ad agosto, prima dello strappo del caso Boffo. Non gli è però difficile prevedere che nel gioco strumentale tra politica e chiesa sia quest’ultima a rischiare di più. “La chiesa terrena ha creduto di vedere in Silvio Berlusconi qualcosa che le risultava di aver già conosciuto, e usato con profitto, in altri tempi: un braccio secolare. E poiché, evidentemente, da quando non ha più un vero e proprio braccio secolare la chiesa terrena soffre della sindrome dell’arto fantasma, ha ben pensato di poter fare uso di Silvio Berlusconi.” E quindi: “Aveva dimenticato, però, la chiesa terrena, che siamo nell’età della tecnica. Non si è accorta, la chiesa terrena, che tutto l’agire di Silvio Berlusconi è un agire privo di scopo; più precisamente, un agire che ha il proprio scopo in sé stesso.” Il diritto di morire Sarà banale ma essenziale ricordare che da sempre il potere necessita anzitutto di una cosa, ovvero di persone e corpi su cui esercitarsi. Sottrarci fisicamente alla sua stretta è il peggiore affronto che possiamo infliggergli. Per la prima volta siamo al punto in cui il potere ha i mezzi tecnici per impedirci di sottrarci a esso persino nell’ora estrema, costringendoci a rimanere a suo piacimento nel mondo, ovvero in quella sfera del reale in cui il potere può essere esercitato. L’intreccio di integralismo religioso, spregiudicato nichilismo politico e mezzi tecnici rischia di trasformare il mondo da luogo di passaggio, di esperienza a termine e per questo infinitamente preziosa, in una sorta di gigantesca prigione metafisica dove la porta d’uscita, ovvero la naturale possibilità di morire, si rivela sempre più sbarrata. Per paradosso, dopo secoli di rivoluzioni per i diritti della vita, la nuova battaglia civile sembra quella per il diritto di morire. Per evitare fraintendimenti: quando si parla di diritto di morire non si allude certo al suicidio, questione che condurrebbe ad altre riflessioni. Si allude alla semplice libertà di riconoscere, di fronte a noi stessi e ai nostri cari e persino a Dio se ci crediamo, il momento in cui il senso della nostra vita tramonta, per circostanze che non abbiamo deciso, dinnanzi al senso della nostra morte. E qui torniamo a Eluana Englaro. Per sfuggire al rischio di trasformare questa donna in martire della retorica, oltre che martire della tecnica, rischio a cui si espongono i libri su di lei e in fondo questo stesso articolo, dobbiamo compiere il doppio sforzo di riconoscerci in lei e insieme quello di rispettare la sua individuale umanità. Un’umanità inesauribile, il cui senso ultimo, nella vita e nella morte, non sarà mai del tutto definito dalle nostre speculazioni, ma può essere solo “sentito” in prima persona. Proprio per questo nessuna legge ha il diritto di circoscriverlo. Possiamo solo cercare i modi per rispettarlo. SCAFFALE “Corpo morto e corpo vivo. Eluana Englaro e Silvio Berlusconi” di Giulio Mozzi (con una nota di Demetrio Paolin, Transeuropa Edizioni, pp. 100, euro 10) traccia un filo tra alcuni questioni che hanno agitato l’ultimo anno italiano, a cavallo tra biopolitica, etica, tecniche del potere, coscienza religiosa: dal caso Englaro fino alle famose dieci domande a Berlusconi. Sul caso Englaro, chi cercasse la voce diretta di un protagonista può trovarla nei libri di Beppino Englaro: il recente “La vita senza limiti. La morte di Eluana in uno Stato di diritto” (scritto con Adriana Pannitteri e pubblicato da Rizzoli, pp. 196, euro 17), è stato preceduto un anno fa da “Eluana. La libertà e la vita” (scritto con Elena Nave, Rizzoli, pp. 238, euro 17). Su Berlusconi e il discorso politico espresso dalla sua presenza fisica, uno dei testi più acuti resta “Il corpo del capo” di Marco Belpoliti (Guanda, pp. 153, euro 12): un’analisi attraverso il commento a una serie di significative fotografie. Sulle possibili interpretazioni religiose di quella stessa presenza, resta invece utile “Sacra officina. La simbolica religiosa di Silvio Berlusconi” scritto da Giuliana Parotto (Franco Angeli, pp. 112, euro 14). [Originariamente pubblicato su Il Manifesto del 10 novembre 2009]

Da: QN –La Nazione, Il resto del Carlino, Il Giorno del 08/11/09

Il corpo e l'anima di Eluana Englaro
di Vincenzo Pardini
La vicenda di Eluana Englaro e la sua morte hanno scosso l’opinione pubblica sollecitando, intellettuali e scrittori, a cimentarsi sull’argomento nel tentativo di trarne una risposta. Una risposta alla morte e al dolore, la più difficile, se non la più impossibile. È quanto cerca di fare, per i tipi di Transeuropa lo scrittore Giulio Mozzi, con il libro «Corpo morto e corpo vivo. Eluana Englaro e Silvio Berlusconi» con postazione di Demetrio Paolin, euro 10.00. Giulio Mozzi, tra ironia e disperazione (la stessa che ha trasmesso a tutti la storia di Eluana) propone alla Chiesa cattolica, lui, tentato dal protestantesimo, di fare santa la Englaro, rimasta per diciassette anni in coma e morta a seguito di una lunga battaglia legale, condotta dal padre Beppino, deciso a porre fine alla vita della figlia come lei aveva detto prima dell’incidente che l’avrebbe calata nel buio della perdita di coscienza vedendo un suo amico ridotto nella maniera in cui sarebbe finita lei. Quasi un segno, una premonizione, sottolinea Mozzi, che poi si chiede se, davvero, sia stata questa la vera volontà di Eluana che, alla vista dell’amico, avrebbe potuto parlare per ragioni emotive. Diciassette anni di coma sono molti quanto lunghi. E Mozzi si chiede quali siano stati, sempre che ne abbia avuti, i suoi segreti pensieri, mentre il corpo le si disfaceva, si trasformava, mettendo in ombra la sua antica bellezza. E Dio, che Mozzi scrive con la minuscola, dov’era, cosa faceva? Forse non molto. Lo scoppio demografico dell’umanità è tale che anche Lui, sebbene onnipotente, si vede costretto a demandare molti compiti ai santi. E forse anche il cielo, alla stregua del Vaticano e degli Stati della terra, è governato dalla burocrazia. Eluana Englaro è, quindi, stata abbandonata a se stessa anche dalla divinità? E se sì, sarebbe un motivo in più per proclamarla santa. La sua esistenza, al pari di quella di padre Pio e di altri santi, è stata eroica, poiché martire sia per volontà di Dio sia perché la scienza umana non ha potuto niente contro la sua disgrazia. In tutta questa vicenda, brilla l’immagine di Silvio Berlusconi. Dispensatore di speranza e di ottimismo, il suo medico personale, Umberto Scapagnini, l’ha definito «tecnicamente immortale». Tanto che lui sta investendo mezzi e denaro in un istituto che porterà la vita a 120 anni. Record a cui l’umanità spera da tempo, ma che forse non sarà per tutti. Questo per dire che accanto alla morte ci sarà, sempre, la vita. Privilegio che Eluana non ha avuto. Toccante, lo annota anche Paolin nella postfazione rievocando sue personali esperienze. Un libro che induce all’introspezione. Quella che oggi manca. 8 novembre 2009 Il caffé della domenica pagina 33 QN

Da: Il Mattino di Padova del 04/11/09

Eluana santa subito
Il pamphelet provocatorio di Giulio Mozzi

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Da: L'Adige del 04/11/09

Ora Eluana merita la santità
Appello alla Chiesa di Giulio Mozzi

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Da: Epolis del 03/11/09

Corpo morto e corpo vivo: l'ultima fatica di Giulio Mozzi

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Da: Il Mattino di Padova del 22/10/09

Mozzi, dal caso Eluana a Berlusconi
Lo scrittore padovano annuncia un nuovo saggio

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