La voce delle voci 13/11/2021

“FAHRENHEIT 2021” / UN IMPERDIBILE “DIARIO RAGIONATO DELLA PANDEMIA”

Le cure precoci, i farmaci giusti usati con tempestività, le terapie domiciliari sono fondamentali per aggredire con efficacia il covid, ai suoi primi sintomi. L’esempio dell’idrossiclorochina, utilizzata subito con ottimi risultati dallo storico direttore dell’Ospedale di Marsiglia contro le malattie infettive, Didier Raoult, è un classico. Ma il suo utilizzo per i primi mesi della pandemia, da febbraio fino a dicembre 2020, è stato addirittura vietato dalle nostre autorità (sic) politiche e sanitarie, e c’è voluta un’ordinanza del Consiglio di Stato per autorizzarne l’uso. Nel frattempo (e in messianica attesa del vaccino), a botte di ‘tachipirina e vigile attesa’ sono morti 120 mila italiani, dopo il calvario dei ricoveri e delle rianimazioni. E’ uno dei fili rossi, forse quello principale, che corre lungo le vibranti pagine di un fresco di stampa, ‘Fahrenheit 2021 – Diario ragionato della pandemia’, firmato dalla giornalista d’inchiesta Serena Romano, per anni tra i redattori di punta de ‘il Mattino’, quando il quotidiano partenopeo era il più diffuso organo di stampa nel Mezzogiorno.   NON MANDIAMO AL ROGO SCIENZA E MEDICINAEcco come l’autrice spiega il motivo del titolo: “Il racconto si sta trasformando nella storia di come non stiamo recuperando la salute ma, attraverso la pandemia, stiamo perdendo anche la democrazia. Proprio come nel romanzo di Ray Bradbury che descrive una società in cui la dittatura fa bruciare i libri: ritenendoli strumenti ‘pericolosi’ che alimentano la libertà di pensiero, vuole trasformare i cittadini in sudditi obbedienti alle informazioni diramate dagli organi di stampa governativi.   Ebbene, il mio Fahrenheit 2021 vorrebbe fare qualcosa di analogo per non disperdere lo straordinario patrimonio della Scienza e della Medicina che i principali attori di questa pandemia stanno tentando di sbriciolare per far posto a una realtà inimmaginabile”.Segue un classico copione cronologico, il volume, rendendo quindi oltremodo chiaro il percorso ‘storico’, nitidi i meccanismi usati dai primattori della pandemia, ben identificabile la dinamica di fatti & misfatti che hanno caratterizzato soprattutto i primi, tragici mesi. E a questo punto, per illustrarlo, procediamo tappa dopo tappa.   L’incipit vede in campo proprio uno dei protagonisti assoluti nella scena (o meglio, drammatica sceneggiata) mediatica di casa nostra, l’allergologo Roberto Burioni, che in una delle ultime comparsate domenicali da Fabio Fazio, a metà ottobre, ha sparato la notizia del secolo: “il vaccino ha fatto un morto, 1 di numero, in tutto il mondo, in Nuova Zelanda”.Così scrive Romano nel capitolo titolato ‘In Italia rischio zero, rassicurano gli esperti’: “Il 2 febbraio 2020 il virologo Roberto Burioni dichiara a ‘Che tempo che fa’: ‘In Italia il rischio è zero. Il virus non circola non per caso, ma perché si stanno prendendo delle precauzioni…’ . Il 10 febbraio Massimo Galli, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, conferma a ‘Striscia La Notizia’: ‘La malattia da noi difficilmente potrà diffondersi’. E Conte gli fa eco su SkyTg24: ‘La situazione è assolutamente sotto controllo…’”. Passiamo subito ai giorni del ‘non intervento’. Eccoci al paragrafo ‘Per spegnere i focolai usata benzina al posto dell’acqua’, che così inizia: “ ‘I primi 7 giorni di malattia sono fondamentali. Se facessimo tamponi rapidi a chi ha pochi sintomi e iniziassimo subito a curarli, molti pazienti non avrebbero bisogno dell’ospedale’, spiega Francesco Le Foche, responsabile Day Hospital di immuno infettivologia al Policlinico Umberto I Università La Sapienza di Roma, sul ‘Fatto quotidiano’ il 23 marzo. ‘La fase iniziale della patologia è importantissima e la stiamo sottovalutando: è gravissimo che non si agisca dove possiamo ridurre il danno. Le terapie intensive sono in sovraccarico perché abbiamo un ritardo nell’individuare i pazienti e nell’iniziare a trattarli con antivirali che permettono di evitare il peggioramento. Nelle prime 72 ore c’è una risposta del sistema immunitario che crea una infiammazione, dovuta alla cascata citochinica…”.Commenta Romano: “Come un serpente che si mangia la coda: per non affollare gli ospedali, si lascia la gente a casa aspettando che… si aggravi e poi la si porta in ospedale, quando spesso è troppo tardi, come segnala il dirigente del Dipartimento Tutela Salute della Regione Calabria, Antonio Belcastro, al Tg del 26 marzo: ‘Si tratta di somministrare un doppio farmaco, un antibiotico e un antimalarico (idrossiclorochina) già in commercio: qui su 25 pazienti, dopo 5 giorni, sono risultati tutti negativi al tampone. Combattere la battaglia sul territorio offre il vantaggio di trattare il doppio dei pazienti ospedalizzati e in maniera più efficace: evitando che persone positive ma con pochi sintomi si aggravino e finiscano in ospedale, dove il passaggio dalla degenza ordinaria alla semi-intensiva e intensiva può essere repentino”.   UNA GUERRA PARTIGIANA PER LE CURE  Come mai pochissimi hanno seguito questo esempio? Come mai dal governo è invece partito il diktat a base di ‘tachipirina e vigile attesa’? Continua l’autrice: “Le testimonianze di questi medici suggeriscono di uscire da quotidiani scenari ospedalieri del coronavirus protagonisti dei telegiornali, e passare a quelli casalinghi per scoprire un diverso modo di affrontare la malattia. Come il ‘modello Piacenza’, descritto il 27 marzo sulla rivista Sanità Informazione in un’intervista a Luigi Cavanna, l’oncologo che, anziché restare in ospedale ad aspettare i malati covid-19, è andato a curarli casa per casa”.“Medici partigiani che combattono una Resistenza… armata di cure”, vengono in modo efficace e immaginifico definiti da Serena Romano – nel capitolo titolato ‘Per fortuna c’è chi ha disobbedito agli ‘scienziati’ del Governo’ – i camici bianchi che ‘disobbediscono’ appunto agli ordini governativi e scendono in campo per contrastare la pandemia montante, animati da quel giuramento d’Ippocrate che non intendono tradire. Come del resto ha dettagliato un coraggioso reportage di ‘Panorama’ del 24 aprile: “Un centinaio di medici di famiglia lombardi ha deciso che non poteva rimanere a guardare i pazienti ‘cuocere’ a casa con la febbre ed è passato all’azione, elaborando un protocollo d’intervento. Così nessun paziente è finito in terapia intensiva. Medici che hanno deciso di intervenire, in controtendenza con quanto veniva loro indicato”. “Altamente sconsigliato il fai da te sul territorio”, raccomandava infatti in quegli stessi giorni uno dei medici di ‘Palazzo’, proprio Galli, lasciando allibiti.Così come è vista con estremo sospetto (in prima fila tra gli scettici il solito Burioni) la ‘plasmaterapia’ studiata e messa a punto dai sanitari dell’ospedale ‘Carlo Poma’ di Mantova e del San Matteo di Pavia.A capeggiare l’equipe mantovana c’è un medico-coraggio, quel Giuseppe De Donno che pagherà con la vita i suoi eroici sforzi, e contro il quale verrà scatenata una campagna mediatica senza pari, tanto per delegittimare meglio chi aveva intuito una via semplice ed economica per contrastare il virus. Le pagine di Serena Romano, su questo fronte, sono tutte da leggere, soprattutto per rendere omaggio alla memoria di un medico autentico.SCOPRE L’ANTIPOLIO E LO CHIAMANO NO VAX Come lo è stato e lo è ancora oggi, a 82 anni suonati, Giulio Tarro, l’allievo di Albert Sabin, il premio Nobel che scoprì il vaccino antipolio. Fu Tarro, nel 1973, a sconfiggere il ‘male oscuro’ che a Napoli uccise 83 bambini nel giro di pochi giorni e a combattere poi in prima fila contro il colera dal presidio del Cotugno. E Tarro è da sempre in prima fila per consigliare un uso cauto, ponderato, meditato dei vaccini tradizionali, come del reato auspica un altro Nobel, Luc Montagnier, secondo cui va usato sempre il principio di massima precauzione. Un anno prima della pandemia da covid-19, Tarro ha scritto un imperdibile ’10 cose da sapere sui vaccini’, che andrebbe letto in tutte le scuole e in tutte le famiglie; e a giugno 2020 ‘Covid 19 – Il virus della paura’, nel quale ha immediatamente radiografato e denunciato i macroscopici errori commessi dal governo e parlato a chiare lettere di una vera e propria ‘Strage di Stato’ per le 120 mila vita innocenti spezzate. Serena Romano mette in evidenza i meriti sul campo di Tarro, contro il quale si sono scatenati gli strali dell’immancabile Burioni che ha raggiunto il diapason quando se ne è uscito con un ‘Se Tarro è stato candidato al Nobel io sono Miss Italia’, nel goffo tentativo di delegittimare chi, come Tarro, si è espresso a favore delle cure, dei farmaci e delle terapie anti covid, come la stessa plasmaferesi. E punta i riflettori, l’autrice, su quel ‘Patto trasversale per la Scienza’, tutto fuor che scientifico, sottoscritto da soprattutto dagli ‘onnipresenti’ di salotti tivvù che si autoproclamano virologi e sono tutt’altro, a partire da Vate-Burioni (allergologo, appunto).Altra presenza invasiva, via etere, quella di Andrea Crisanti, di professione ‘zanzarologo’, come lo ha definito il suo maestro, Giorgio Palù. Ha lavorato alcuni anni all’Imperial College di Londra, Crisanti, il quale oggi si rimbocca le maniche per portare avanti un faraonico progetto a base di zanzare finanziato nientemeno che dalla ‘Bill & Melinda Gates Foundation’. DENTRO I MISTERI DELL’IMPERIAL COLLEGE Serena Romano dedica significative pagine, di grosso spessore documentativo proprio all’Imperial College, dal quale è uscito uno dei   lavori-base che sono serviti nel ‘depistaggio’ scientifico in tema di contrasto al coronavirus e soprattutto per spianare la strada ai lockdown, lavoro elaborato dall’equipe capeggiata dal più che controverso Neil Ferguson.Ecco cosa scrive: “Pochi sanno che la strategia dei lockdown con l’obiettivo di ‘sopprimere’ il virus era già delineata in un report dell’Imperial College di Londra che risale a marzo 2020, redatto da un team coordinato dal consulente del governo inglese Neil Ferguson. Un report già allora considerato inadeguato e privo di solide basi scientifiche. Tant’è che all’epoca molti esperti misero in guardia da quella strategia sbagliata che rischiava di rivelarsi disastrosa: come in effetti è stato. E oggi molti lo rimarcano nuovamente: ‘Il fallimento del modello dell’Imperial College è molto peggio di quanto immaginassimo’, ha scritto per esempio il 22 aprile 2021 Philipp W. Magness sull’American Institute for Economic Research”. Commenta l’autrice: “Solo il mondo della politica – a partire da quella italiana – accoglie favorevolmente tale studio grazie all’Organizzazione Mondiale della Sanità e alla sua ‘rete di scienziati’ che sembrano caldeggiare fin dall’inizio i modelli predittivi di Ferguson. Come mai? Forse perché la stessa OMS ha contribuito alla stesura del report: come si legge nell’elenco dei firmatari e dei finanziatori dello studio, dove l’OMS compare accanto all’Imperial College, al ‘Collaborating Center for Global Infecious Disease Analysis’ e all’ ‘Abdul Latif Jameel Institute for Disease and Emergency Analytics’ con sede negli Emirati Arabi”.E continua: “Che cosa emerge da questa prima lettura dello studio di Ferguson? Colpisce come la tipologia, la natura e la durata dei provvedimenti suggeriti – comprese le limitazioni della libertà personale –   sembrano coincidere come una chiave nella toppa con quelle adottate su scala mondiale. Il che – se è vero come sembra – fa scattare inevitabilmente la domanda: ma se i governi sapevano fin da marzo 2020 che scegliere le misure della ‘suppression’ equivaleva a trascinare la situazione per anni, perché hanno fatto questa scelta? Perché hanno trascurato le cure precoci se sapevano che la situazione si sarebbe protratta tanto?”. SCENARI PREDITTIVI E di scenari ‘predittivi’ sono ormai zeppi gli annali di storia. E’ stato proprio Bill Gates a proclamare, nel 2010, che il decennio seguente sarebbe stato caratterizzato dalle pandemie. Come è addirittura filmato attraverso ‘Contagion’ (2011) di Steven Soderbergh, il cui copione è basato su documenti forniti dall’OMS. Come del resto ha confermato quell’ ‘Event 201’ organizzato proprio a ridosso dello sbarco del covid, novembre 2019.E degli scenari futuri si occupa ‘Fahrenheit 2021’. “Quale futuro per i nostri figli?  Forse in teorie quali ‘Transumanesimo’ o il ‘Nuovo Ordine Cannibale’ di Attali, padre spirituale di Macron? Queste sono solo alcune delle varie teorie per giustificare quel cambiamento di cui si è tanto parlato, definito ‘Grande Reset’: che rischia, però, di rendere i rappresentanti dei cittadini delle marionette che eseguono (più o meno consapevolmente) scelte fatte da chi comanda all’interno di queste sigle”. Sigle come ad esempio GHSA, ossia ‘Global Health Security Agenda’, oppure WEF, cioè il ‘World Economic Forum’ guidato dal super banchiere tedesco e figura chiave nello scacchiere, Klaus Schwab. Oppure ancora CEPI, vale a dire ‘Coalition for Epidemic Preparedness and Innovation’, promossa dall’onnipresente Fondazione Gates, dal WEF, dall’India e dalla UE. Di forte impatto anche le due appendici del libro, la prima su “Le leggi della politica contro le leggi della natura” e la seconda, di grande attualità, dedicata agli “Eventi avversi: nessun nesso”. Quest’ultima, in modo molto significativo, si apre con l’escamotage del secolo: “Fin dall’inizio, le case produttrici dei vaccini, gli organi che li avevano autorizzati, i politici che li avevano caldeggiati e i sanitari che li avevano promossi e inoculati hanno avuto in comune un obiettivo: essere sollevati dalle responsabilità dei danni e delle morti dovute ai vaccini. Le aziende farmaceutiche hanno raggiunto subito lo scopo”, attraverso la sottoscrizione con la UE e i vari governi di contratti a loro totalmente favorevoli e del tutto contrari agli interessi dei cittadini. La seconda appendice si conclude con una lunga, tragica sequela di eventi avversi, morti senza appello: tante, in tutte le parti del mondo. Non uno, 1 solo in Nuova Zelanda, secondo il Burioni-Pensiero.          
di Andrea Cinquegrani