atelierpoesia.splinder.com 27/01/2010

Segnalazione
Fabrizio Baiec, Gli ultimi, Massa, Transeuropa 2008.L’illuminante prefazione di Massimo Gezzi ci introduce nella plaquette Gli ultimi di uno dei più interessanti poeti nati negli Anni Settanta: «Bajec costruisce la sua febbrile architettura di dialoghi, reali e mancati: quello amorevole e disperato con la madre, e quello impossibile con il padre, cui l’unica richiesta che il figlio può avanzare è quella di tacere. Nulla di edulcorato, alla fine, per il lettore: la creatura gentile, accompagnata dai gesti amorevoli del figlio, perde la lotta contro la sparizione e la reificazione del corpo». La lotta adolescenziale per tagliare il cordone ombelicale con la famiglia non avviene senza lotte e senza sensi di colpa. L’autore si immerge nella tragedia che lo colpisce e ne riporta con sincerità l’intera problematica. Alla luce del contrasto anche i valori della famiglia subiscono un doloroso ridimensionamento, nascosto sotto il velo dell’ironia: «Siamo quattro statuine / posate in soggiorno, / quattro idoli asiatici / di fronte al destino». Anche la denuncia dei limiti dei genitori va ascritta a quel passaggio interiore mediante il quale l’individuo costruisce la propria identità: «Le hai messo al collo il crocifisso di tua madre, / portato all’estremo. Lei che la odiava accetta / questo pegno di salvezza / per non rattristarti». In questo turbinio di sentimenti solo l’amore può aprire una prospettiva: «Amore, dormi, così ti ho / chiamata, riposa dopo / le peggiori cadute» (G. L.).
di Giuliano Ladolfi

Torinopoesia 04/06/09

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