Cool Club.it 01/06/09

Recensione
di Stefania Ricchiuto
Versione integrale della recensione tratta da: http://www.coriandolinequilibrio.blogspot.com/C’è una Genova che non deve essere messa da parte, nonostante il tempo sia abile a relegare ciò che conta nei cantucci della Storia, ed è la Genova del luglio 2001. Quella, per intenderci, della “costante violazione delle libertà fondamentali”, quella in cui lo “stato di eccezione” mortificò i più elementari diritti, quella in cui il senso umano della democrazia conobbe la sua mattanza più sottile. In un'estate da teatro aguzzino, in cui il sistema dell’horror-ordine avanzò a passi scanditi e ininterrotti, le vicende collettive si incrociarono con quelle singolari, e per molti: per chi c’era, e si trovò a subire l’arte del macello eccitata da una cultura fascista prima subodorata, e in quelle ore *vista*; per chi non c’era, e si ridusse a percepire a distanza, con i mezzi possibili, in compagnia di una tensione convulsa, l’oppressione piombata sui corpi di amici, parenti, compagni.Per qualcuno, la conseguenza dello sguardo fu ancora più carnefice. Per Haidi Gaggio in Giuliani, per esempio, accadde di dover osservare in modo straziante il suo essere madre: di ragazzo vivente, prima di quel 20 luglio; di figlio ucciso, all’indomani, tradotta in una condizione di maternità innaturale, illogica, per l’appunto *inconcepibile* per chiunque abbia concepito. “Dopo, sono stata scaraventata in un’altra vita. E allora è stato un andare brancolando, anche un po’ spintonata di qua e di là dagli eventi. È stato un andare, inizialmente, in cerca di Carlo. In cerca del perché e del come e del chi l’ha ucciso”. Inizialmente in cerca di Carlo, come è ragionevole che sia per chiunque sia stato obbligato a congiungersi con l’insostenibilità di una perdita. Dopo, in cerca dei tanti altri Carlo Giuliani d’Italia, e delle mille e più storie sottaciute e non esplose, in cui la democrazia vigente ha smarrito e smarrisce tutta la sua rispettabilità.Le tappe dapprima stordite - poi sempre più lucide - di questo girovagare da donna in dolore, hanno conosciuto anche un impegno politico piuttosto criticato, accusato di eccessivo personalismo, e che in molti hanno voluto liquidare con le formule più svariate e superficiali. Sfugge, ai tanti critici imprudenti, il fatto che un tormento che trascini con sé l’amaro più insopportabile dell’abuso giustificato, della violenza legalizzata, della barbarie autorizzata, non possa proprio arrestarsi all’elaborazione intima e privata, ma debba travalicare con ostinazione il confine dell’afflizione riservata, per appropriarsi di ciò che gli spetta: la dignità di questione civile, sociale, politica.Giungere a questa dignità, per sé e per tutti, anima da otto anni la quotidianità di Haidi, che procede per soste faticose, per stazioni disagevoli, per scali spossanti.Paradossalmente, non c'è riposo nella pausa dalla lotta, ma solo tribolazione, che lenisce se stessa nella ripresa tenace del cammino.Ora, questo percorso estenuante, tutt'altro che esaurito, è raccolto nel libro-intervista a cura di Marco Rovelli, che è maestro di quesiti tanto gentili quanto analitici, e che si fa agile - attraverso la coscienziosità di domande non consuete e contrarie ai soliti modelli - nel restituirci le zone della nostra resistenza ancora possibile, vivificando l'energia di quell’opposizione oggi avvizzita, quasi estinta.Dalle pagine, infatti, fuoriesce soprattutto un ritratto di madre *differente*, per niente affine alla tradizione del Belpaese, in cui l’unica genitrice addolorata “concessa” è quella che sparge lacrime a profusione, possibilmente in un angolo a misura di salotto televisivo, utile ad anestetizzare sdegno e indignazione.Haidi, di contro, è una donna che ha scelto gli altri modi del lutto, che non passano per lo spettacolo del pianto, ma si alimentano del sentimento furente della testimonianza, e si nutrono della ricerca accanita della verità.Con il risultato, donato a noi, di "ascoltare" per mezzo di lettura una conversazione indispensabile, che ci consente di custodirci a distanza netta dalla deriva dell'accettazione dei fatti, e dalle elemosine consolatorie che obliano memoria ed edificano regime.Ricordando Genova e le altre Genova, ricordando Carlo e gli altri Carlo, ma soprattutto rendendoli visibili in questa Italia targata 2009, che manifesta oggi le pericolose eredità culturali che il luglio ligure ha maledettamente incubato e dannatamente accresciuto.S.R.N.B. Haidi Giuliani e Marco Rovelli hanno deciso di devolvere integralmente le royalties al Comitato Piazza Carlo Giuliani o.n.l.u.s., che è " formato da amiche e amici, familiari, cittadine/i che nell'evento del 20 luglio 2001 hanno visto un drammatico segno dei tempi e che per questo s'impegnano a mantenerne viva la memoria e ad intervenire in ogni circostanza che presenti la possibilità del suo ripetersi".

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