CITTADINI DELLA POESIA – Dopo quasi trent’anni rinasce con Transeuropa la prima collana dedicata ai poeti transnazionali da Mia Lecomte
Abbiamo incontrato Mia Lecomte per farci raccontare qualcosa su Cittadini della poesia
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«A vent’anni dalla conclusione del primo ciclo di pubblicazioni, grazie all’interesse e alla fiducia di Giulio Milani, rinasce con Transeuropa la collana Cittadini della poesia», ha detto Mia Lecomte a Letteratitudine. «Riprende oggi con un’apertura ancora più ampia, non più limitata alla sola italofonia, ma dedicata ai poeti transnazionali e plurilingui internazionali, autori in transito tra geografie, culture e paesaggi linguistici differenti. Insieme a Ugo Fracassa, Andrea Sirotti, Laura Accerboni e Anna Aresi, ho voluto immaginare uno spazio editoriale capace di accogliere quelle scritture risultato dell’attraversamento, dell’erranza, del confronto continuo con lingue e identità multiple.
La migrazione, del resto, non è un fenomeno marginale né un’eccezione della contemporaneità: la storia dell’umanità è sempre stata storia di esodi, contaminazioni, attraversamenti. Movimenti che ci obbligano a ripensare in profondità i concetti di identità, appartenenza, madrelingua. Le scritture transnazionali sono il frutto di identità plurali, dinamiche, costruite attraverso accumuli, stratificazioni, continue trasformazioni. Non si tratta di scegliere tra un’origine e un approdo, ma di abitare più luoghi, più memorie, più lingue.
Per questo considero la poesia uno dei luoghi privilegiati della contemporaneità. Il poeta transnazionale vive spesso una condizione di frontiera linguistica ed esistenziale: la lingua madre che si allontana, quella nuova che ancora sfugge, da questa tensione emerge una “terza lingua”, la lingua letteraria. Lingua inquieta, vibrante, che custodisce insieme perdita e scoperta. In questo senso migrare è soprattutto un evento linguistico, oltre che umano e culturale.
I Cittadini della poesia sono allora quegli autori per cui la letteratura diventa l’unica patria possibile; sono gli abitatori di un luogo-non luogo dove tempo e spazio si fanno parola, universo vivibile il cui il melodico equilibrio di forze permette di reggere alla terribile pressione del mondo. Proprio perché poste ai margini dei canoni tradizionali, le scritture transnazionali riescono oggi a ridefinire il rapporto tra centro e periferia, tra globale e locale, mettendo in discussione gerarchie culturali ormai insufficienti a raccontare il presente.
Le prime pubblicazioni, previste nel 2026, saranno dedicate a Marina Colasanti, Gbenga Adesina, Luljeta Lleshanaku e Aldo Piromalli. Ogni volume è bilingue, con testo a fronte e una nota critica introduttiva. L’idea è quella di costruire una collana che non sia soltanto uno spazio editoriale, ma anche un osservatorio privilegiato, poeticamente rivolto al finemondo che ci assedia e al suo possibile orizzonte.»
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Approfondimenti su Cittadini della poesia
Esuli, migranti, expat, ma anche autori italiani “marginali”, periferici rispetto a standard linguistici, centri di potere e legittimazione culturale, tutti accomunati dalla medesima cittadinanza nell’altrove poetico.
Dopo quasi trent’anni rinasce con Transeuropa la prima collana dedicata ai poeti transnazionali da Mia Lecomte. Cittadini della poesia, dopo aver ospitato alla metà degli anni Novanta i primi “scrittori migranti italofoni”, apre oggi ai poeti in transito fra lingue e culture. Un progetto nato per mettere in dialogo le voci del mondo, restituendo alla poesia il suo respiro originario nomade, plurale, irrevocabilmente umano.
A guidarlo è un comitato editoriale composto dalla stessa Mia Lecomte, Ugo Fracassa, Laura Accerboni, Andrea Sirotti e Anna Aresi. Un gruppo che unisce poesia, traduzione, critica e ricerca, e che dà alla collana quello sguardo al tempo stesso radicato e cosmopolita necessario per affrontare poeticamente il finemondo in cui siamo immersi e il suo possibile orizzonte.
La collana prevede la pubblicazione di quattro volumi l’anno.
Il primo volume è la traduzione di Passageira em trânsito, raccolta poetica della scrittrice e poetessa brasiliana Marina Colasanti, a cura di Mia Lecomte e con una nota introduttiva di Vera Lúcia de Oliveira.
A seguire, il poeta nigeriano Gbenga Adesina, a cura di Stella Sacchini, con una nota di presentazione di Andrea Sirotti; in ottobre, la poetessa albanese Luljeta Lleshanaku, a cura di Arben Dedja, con nota di presentazione di Michael Hoffman; e un’antologia di inediti di Aldo Piromalli, a cura di Ugo Fracassa, con nota di presentazione di Pierluigi Lanfranchi.
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Storia della collana
La prima serie della collana Cittadini della poesia, fu pubblicata da due piccoli editori – Loggia de’ Lanzi e poi Zone – dal 1998 al 2006. Diretta da Mia Lecomte in collaborazione con Francesco Stella, in sinergia con la rivista di poesia comparata «Semicerchio», pubblicò prima quaderni antologici divisi per aree geografiche, per poi passare a raccolte monografiche.
Fu la prima realtà editoriale in Italia dedicata alla produzione migrante italofona, e ogni volume era caratterizzato da una doppia prefazione: di un autore o uno studioso culturalmente legati all’area geografica di provenienza dei poeti pubblicati; e di un poeta italiano ad accogliere tali poeti “sulla soglia della lingua”. Tra i primi si ricordano: Predrag Matvejevic, Wole Soiynka, Bijan Zarmandili, Luciana Stegagno Picchio…; tra i secondi: Franco Loi, Roberto Mussapi, Roberto Carifi, Carlo Bordini…
A una formazione comparatistica applicata in vari campi di ricerca, è conseguita l’esigenza di tracciare un percorso che facesse approdare questo incessante nomadismo alla definizione di un luogo, il “luogo poetico”, individuato come unico sbocco dell’erranza, storica ed esistenziale.
Cittadini della poesia sono quei poeti migranti per cui la letteratura diventa l’unica patria possibile; sono gli abitatori di un luogo-non luogo dove tempo e spazio si fanno parola, universo vivibile il cui melodico equilibrio di forze tematico strutturali permette di reggere alla terribile pressione del mondo. Ma poiché l’esilio è connaturale ad ogni poeta, in quanto “emigrante – come lo definisce Marina Cvetaeva – dall’immortalità nel tempo”, cittadini della poesia sono ancora gli artefici di una re-intonazione del mondo ad opera del linguaggio, volta a modulare quell’unica realtà in cui il poeta può esistere…»
Articolo uscito su Letteratitudine News del 18.06.26
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