Recensione a Acquasantiera di Sebastiano Diciassette

Transeuropa Edizioni Recensione Recensione a Acquasantiera di Sebastiano Diciassette

Ci sono libri che si leggono e libri nei quali si affonda. Acquasantiera, l’ultima tappa della Quadrilogia degli Elementi di Sebastiano Diciassette, è uno di questi. L’acqua, che qui prende il posto dell’aria, della terra e del fuoco, non è fonte di vita, ma specchio deformante, battesimo profano, dissoluzione del sé.

Sfogliando le pagine, si ha la sensazione di entrare in una chiesa abbandonata: l’acquasantiera è lì, colma di un liquido che non purifica ma corrode, in cui il poeta invita a intingere le dita – e l’anima. Ogni testo è un frammento di ossessione, una goccia di linguaggio che cade, lenta sul marmo dell’esistenza: <<Gesù non tornerà mai>> scrive Diciassette, con la disarmante consapevolezza di chi ha smesso di aspettare redenzioni.

Dannazione e redenzione, beatitudine e dissoluzione, un patrimonio visionario ed etico, il retaggio quasi genetico di chi è nato e vissuto, e ha respirato, le atmosfere cattoliche di una nazione come l’Italia, centro fondante di una religione matrice di molti altre confessioni che ne hanno messo in discussione e compromesso la solidità.

Il linguaggio di questa raccolta è feroce e mistico allo stesso tempo: alterna il ritmo del mantra alla bestemmia, la carezza al graffio. Si muove tra il sacro e il profano, tra l’epifania e la nausea, l’ironia e la disperazione, in una danza dissacrante del contrasto. Le poesie diventano piccole liturgie del disincanto – una messa recitata su di un altare fatto di vetro e ruggine, trasparenza e sgretolamento.

Con questa prova Sebastiano Diciassette si presenta come una delle voci più radicali della poesia italiana contemporanea; mostra costantemente – in qualche caso ostenta- coraggio tematico e sperimentazione formale, l’autore fonde mistica e pornografia, teologia e linguaggio urbano, in una tensione continua tra desiderio di redenzione e volontà di profanazione. La forza del libro sta nella sua lingua incendiaria: una miscela di lirismo e violenza verbale, dove ogni parola sembra un colpo inferto al corpo della tradizione religiosa e letteraria. Il tutto espresso da uno stile che è un vero montaggio poetico: sacro e trash, lirico e industriale, creando un effetto di shock estetico che trasmuta in significato.

In Acquasantiera il poeta compie un atto poetico estremo: trasforma la blasfemia in atto di fede, e la poesia in un sacramento della dissoluzione. Il lettore è costretto a intingere le dita nelle sue parole, come nell’acqua ambigua del titolo: un gesto di rischio, non di conforto. E’ una raccolta per chi cerca nella poesia un’esperienza, non tanto un messaggio. Scomoda, febbrile, contaminata – ma viva. Una di quelle raccolte che non si leggono soltanto, si attraversano, raccogliendo lungo il percorso la forza dissacrante e perturbante di Carmelo Bene quanto la religiosità laica e tormentata di un Pasolini, componendo alla fine una liturgia postmoderna che afferma il potere della parola, e fa della poesia luogo di verità impura.

Oserei definirla un’opera necessaria, per inserire finalmente all’interno di un panorama poetico caratterizzato da banalità, piattume, scimiottamenti vari, un lavoro finalmente autentico di novità e ricerca linguistica.

Tra i testi più rappresentativi si possono segnalare Gesù non tornerà mai, simbolo dell’assenza e del fallimento della redenzione – Matematica della malinconia, dove il dolore esistenziale è un’equazione senza soluzione – Sensuale carestia e Io sono morto così, il culmine della carica blasfema carnale, nella fusione tra eros e liturgia.

Non mancano momenti di ironia capaci di allentare la tensione, come per esempio “Per renderti felice“, di introspezione come “Neuro”, e persino di grazia malinconica come “Nebbia e “Ancora” .

La raccolta resta comunque un’opera che obbliga il lettore a una esperienza di immersione: non si legge, si respira, scendendo verso il centro oscuro della parola, dove anche Dio, forse, tace.

Basti per tutto una citazione emblematica: << Così dunque lettore, intingi il tuo spirito in queste gocciolanti poesie./Se esse siano via alla beatitudine o alla dissoluzione, lo saprai soltanto tu>>

Articolo di Emma Pretti del 13/11/25

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