Recensione a L’ombra della confraternita di Pierpaolo Masciocchi su Mangialibri

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Il prof. Leonardo Gentile cade a terra nel suo piccolo studio assegnatogli dall’Università “La Sapienza” di Roma. Sta bevendo il suo Hennessy invecchiato del 1972 e non sa che la causa di tutto è proprio nel veleno che ci hanno messo dentro. Glielo dice Geròme Oliveri, che nel frattempo l’ha raggiunto e che lo guarda morire. Gli parla, fa riferimento a una ricerca che non avrebbe dovuto portare avanti. Così il Consiglio della Confraternita ha stabilito che Gentile doveva morire. Oliveri ha scelto un veleno che agisce lentamente e dolcemente: il professore non si accorge di nulla, a parte il fatto che si rende conto di star morendo. Ma il segreto a cui è giunto con le sue ricerche va salvaguardato e deve rimanere sepolto per l’eternità. Oliveri gli imprime un sigillo sulla pelle, premendo con forza e mentre Gentile comincia a sanguinare se ne va, dicendogli addio. Ma ci sono cose che gli studiosi non possono tollerare: il mondo e l’umanità devono sapere. Così con le poche forze che gli sono rimaste, il professore lascia un messaggio, anzi più di uno: una formula chimica scritta su una pagina del libro di Mark Lehner che ha lì vicino, un indizio in un antico papiro scritto con il succo del limone che aveva nel bicchiere di Hennessy e una frase graffiata con i vetri del bicchiere sul parquet, che recita: “Valeria. Usa la luce della conoscenza per leggere le parole impresse sull’eredità di Thot”…

No, non ci si stanca mai di andare avanti: sono talmente tante le cose che accadono che non si vorrebbe mai abbandonare il libro, nemmeno per dormire un po’. È necessario riconoscere che per tutta la storia, con un po’ di angoscia, si teme per i protagonisti che si trovano a dover fare i conti con quella Confraternita del titolo, i “Figli di Horus” che è potente e arriva ovunque, spietata e votata al dio denaro, che sa tutto e che fino all’ultimo è sempre avanti di un passo rispetto ai protagonisti. E Pierpaolo Masciocchi, dirigente nazionale di ConfCommercio, che ha firmato una sessantina di pubblicazioni su temi economico-sociali, si ritrova ora al suo secondo romanzo (dopo Ombre su Parigi) in cui si cimenta con la storia e con un segreto che sta facendo la fortuna di pochi. C’è l’antico Egitto, sì, ci sono le Piramidi e la Sfinge, la costellazione di Orione, c’è Sandro Botticelli e ci sono i Medici. Ma soprattutto c’è il dipinto “La nascita di Venere”, con il suo messaggio inquietante e la leggenda di Iset, con un minuscolo coccio del periodo badariano e civiltà perdute, ma estremamente evolute, le cui tracce sono conservate in una immaginaria grotta tra le valli di Wadi Al Rian. E tutto questo è solo frutto della fantasia dell’autore, così come dichiara nella nota a fine libro, ma non è del tutto vero, perché nella bibliografia ci sono le fonti che lo hanno ispirato, gli scritti, gli autori, perché forse la Confraternita non esisterà, ma una storia più ricca e più antica dell’umanità, potrebbe non essere solo una teoria.

Articolo di Cristina Carnevali su Mangialibri del 20/01/26

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