Quando il centravanti di una Fiorentina immaginaria del 2010 riceve una telefonata notturna da un padre che credeva morto da dieci anni, la geometria del campo da calcio si sgretola per lasciare spazio a un’indagine che attraversa i decenni e i confini nazionali.
Giovanni Agnoloni, scrittore fiorentino dalla penna eclettica e cosmopolita, con il suo nuovo romanzo “La prossima notte”, per Transeuropa nella collana Narratori delle riserve, firma un’opera che è al contempo un noir psicologico e un atto d’amore verso la Storia.
L’autore, già noto per le sue incursioni nella distopia e per la sua competenza come traduttore di leader mondiali e grandi narratori, costruisce qui un ponte ideale tra il presente e quel marzo del 1946, quando l’Italia ferita dal conflitto cercava di rimettersi in marcia.
L’ispirazione nasce da un nucleo di realtà storica purissima: una rocambolesca trasferta della squadra viola verso Palermo, documentata da Giampiero Masieri e confermata ad Agnoloni dai ricordi diretti di Egisto Pandolfini.
Quello che per i calciatori del dopoguerra fu un viaggio epico tra binari interrotti e macerie, diventa per il protagonista Aaron Stewart un itinerario iniziatico verso sud.
La figura di Aaron, talento italo-americano approdato a Firenze dopo essersi messo in luce proprio con la maglia del Siena, incarna perfettamente questo legame territoriale: la città del Palio non è solo il trampolino della sua consacrazione sportiva, ma diventa una tappa fondamentale del suo viaggio investigativo verso Monreale, toccando Montepulciano, Roma e Napoli.
La trama gialla, che si dipana tra vecchie rapine e oscure ombre balcaniche, non è che il pretesto per esplorare il tema dell’identità e del legame tra padri e figli, incarnato dalla figura di Charles, soldato americano e massaggiatore della squadra del 1956, l’anno del primo storico scudetto.
Agnoloni evita le secche della cronaca sportiva per abbracciare una tradizione letteraria nobile, quella che vede nel calcio uno specchio delle vertigini dell’animo umano, citando idealmente la sensibilità di autori come Soriano o Arpino.
Il risultato è un racconto asciutto e denso che, pur celebrando il centenario della Fiorentina, parla a chiunque cerchi nella memoria collettiva la chiave per risolvere i propri enigmi personali, dimostrando come la traiettoria di un pallone possa talvolta coincidere con quella del destino.
Articolo di Ivano Zeppi per Siena Post del 12/02/26
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