L’urlo nella pietra
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Daniele Zanghi (Roma, 1995) vive e lavora nella città natale. Dopo una doppia laurea in filosofia e scienze politiche presso la Sorbonne – Paris IV e SciencesPo Paris (2016), ha conseguito nel 2018 un titolo congiunto in filosofia tra la Sapienza Università di Roma e la Friedrich-Schiller-Universität di Jena. Dal 2021 è dottorando in Studi politici alla Sapienza, dove svolge ricerche sulla critica dell’ideologia nell’attuale Scuola di Francoforte. Ha esordito in poesia nel 2019 con la plaquette “Lo scarto della retina” (Fallone), a cui sono seguite le raccolte “Sehnsucht” (Nuova Cultura, 2022), “La carne l’amore la morte” (Musicaos, 2023) e “Ombre” (Nuova Cultura, 2024). Alcuni suoi testi sono apparsi anche in blog e riviste online. Accanto all’attività poetica, ha pubblicato articoli e saggi accademici sulla Scuola di Francoforte; tra questi, “Compassione e rivolta. Lo schopenhauerismo controcorrente del giovane Horkheimer nei testi di Aus der Pubertät” (Castelvecchi, 2023).
Descrizione
Attraverso due sezioni speculari – “L’urlo nella pietra” e “Ciò che vive nella catastrofe” – la raccolta mette in scena il tentativo disperato ma necessario di dare voce all’esperienza psicotica e alla crisi dell’identità. La parola si fa corpo dolente, segno instabile, spettro che attraversa la soglia del linguaggio. Nel buio della negazione emerge una tensione vitale che si trasforma in immagine, visione, ricomposizione intermittente di senso. Una poesia potente e perturbante, che non consola ma interroga, e che nella sua lotta con l’indicibile apre lo spazio per una fragile possibilità di rinascita.